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Coordinato vincente: come progettare un’unica identità di sala

Menu, tovagliette, sottobicchieri, portaposate e accessori non dovrebbero sembrare prodotti scelti separatamente. Quando parlano la stessa lingua, diventano parte dell’identità del ristorante.

Un cliente entra in sala e, in pochi secondi, si costruisce un’impressione.

Non analizza razionalmente ogni dettaglio.

Non pensa:

“Bella la tovaglietta.”

“Interessante il portamenu.”

“Carino il sottobicchiere.”

Percepisce qualcosa di molto più semplice:

questo posto è curato.

Oppure non lo è.

Ed è proprio qui che nasce la differenza tra acquistare alcuni accessori per il tavolo e progettare un’identità di sala.

Perché menu, tovagliette, sottobicchieri, portaposate e tutti gli elementi che accompagnano il servizio possono essere prodotti separati.

Oppure possono diventare un unico progetto.

Il cliente non vede cinque prodotti. Vede un ristorante.

Questa è la prima regola.

Il cliente non deve accorgersi che la tovaglietta è stata scelta a gennaio, il menu sei mesi dopo e il sottobicchiere perché “serviva qualcosa”.

Dovrebbe avere la sensazione che tutto sia stato pensato insieme.

Stesso linguaggio.

Stessa atmosfera.

Stesso livello percepito.

Questo non significa necessariamente utilizzare ovunque:

lo stesso colore,
lo stesso materiale,
lo stesso logo.

Anzi.

Quando tutto è identico, il risultato può diventare persino troppo costruito.

Coordinare significa qualcosa di più sottile:

fare in modo che ogni elemento sembri appartenere alla stessa famiglia.

Parti dalla tovaglietta: è la base visiva della mise en place

La tovaglietta occupa una parte importante del tavolo.

È quindi spesso il primo elemento sul quale costruire il resto.

Può definire:

  • il colore dominante;
  • la texture;
  • il contrasto con il tavolo;
  • il carattere della mise en place;
  • il livello di eleganza desiderato.

Una tovaglietta Vintage comunica qualcosa di molto diverso da una Essenziale.

Una Metal crea un altro tipo di atmosfera.

Una BASIC Colour introduce un linguaggio ancora differente.

Una volta scelta questa base, tutti gli altri elementi possono iniziare a dialogare con lei.

Il menu non deve essere uguale alla tovaglietta. Deve completarla.

Qui nasce una delle combinazioni più interessanti.

Se hai già una tovaglietta molto caratterizzante, il portamenu può essere più sobrio.

Se invece la tovaglietta è minimale, il menu può diventare l’elemento più importante.

Ad esempio:

tovaglietta Vintage + menu Essenziale

per mantenere calore sulla tavola ma introdurre una percezione più raffinata quando il cliente prende in mano il menu.

Oppure:

tovaglietta BASIC + menu Metal

per creare una tavola pulita e utilizzare il portamenu come elemento di contrasto.

Oppure ancora:

tovaglietta Essenziale + menu Pelle

per costruire un insieme molto elegante e contemporaneo.

Il principio è semplice:

coordinare non significa copiare. Significa creare equilibrio.

Poi arrivano i piccoli dettagli. Ed è lì che cambia tutto.

Una volta definiti tovaglietta e menu, entrano in gioco gli accessori.

Sottobicchieri.

Portaposate.

Elementi per il pane.

Supporti dedicati.

Piccoli accessori presenti sulla tavola.

Sono oggetti con una superficie minore.

Ma proprio perché sono piccoli possono essere utilizzati in modo molto più deciso.

Un sottobicchiere può richiamare il colore del filo della tovaglietta.

Un portaposate può utilizzare la stessa texture del menu.

Un piccolo accessorio può riprendere il colore del logo.

Sono richiami visivi minimi.

Ma insieme costruiscono coerenza.

Il sottobicchiere: piccolo oggetto, enorme opportunità

Il sottobicchiere viene spesso considerato soltanto un elemento funzionale.

Eppure è uno dei prodotti che si presta meglio a diventare parte dell’identità del locale.

È vicino al bicchiere.

Rimane davanti al cliente.

Può essere personalizzato.

Può riprendere la forma della tovaglietta.

Può utilizzare lo stesso materiale oppure creare volutamente contrasto.

E soprattutto può trasformare un dettaglio normalmente anonimo in un piccolo elemento riconoscibile.

Un logo utilizzato con discrezione su un sottobicchiere non sembra pubblicità.

Sembra cura del dettaglio.

Il portaposate: ordine e identità nello stesso oggetto

Anche il portaposate può fare molto più che contenere una forchetta e un coltello.

Può aiutare a costruire ordine sulla tavola.

Può velocizzare la preparazione del coperto.

Può diventare un elemento decorativo.

E può essere coordinato con il resto della mise en place.

Stesso materiale della tovaglietta.

Colore complementare.

Filo coordinato.

Logo discreto.

Oppure una combinazione volutamente differente per creare un piccolo punto di contrasto.

È un altro esempio di come funzione e identità possano convivere nello stesso prodotto.

Una sala coordinata vale più della somma dei singoli prodotti

Immagina due tavoli.

Sul primo trovi:

una bella tovaglietta,

un menu elegante,

un sottobicchiere,

un portaposate.

Tutti prodotti di qualità.

Ma completamente scollegati tra loro.

Sul secondo tavolo gli stessi elementi hanno una logica.

I materiali dialogano.

I colori si richiamano.

Le proporzioni sono coerenti.

Il logo viene utilizzato con lo stesso criterio.

La sensazione sarà completamente diversa.

Eppure il numero di oggetti è lo stesso.

È il progetto che cambia il valore percepito.

Il logo non deve essere stampato ovunque

Quando si progetta un coordinato di sala c’è una tentazione molto comune:

mettere il logo su tutto.

Tovaglietta.

Menu.

Sottobicchiere.

Portaposate.

Ogni singolo elemento.

Non è sempre necessario.

A volte un’identità più forte nasce proprio da un utilizzo più intelligente del marchio.

Puoi, ad esempio:

  • utilizzare il logo sul menu;
  • lasciare la tovaglietta più pulita;
  • riprenderlo in piccolo sul sottobicchiere;
  • utilizzare sul portaposate soltanto un elemento grafico del brand.

In questo modo il cliente riconosce la stessa identità senza sentirsi circondato da comunicazione commerciale.

Il branding migliore non urla. Si riconosce.

Anche colori e cuciture possono diventare elementi di collegamento

L’identità non nasce soltanto dal logo.

Può essere costruita attraverso dettagli molto più raffinati.

Immagina:

una tovaglietta verde scuro;

un portamenu nero;

un filo verde sul menu;

un sottobicchiere nello stesso verde;

un portaposate nero con cucitura coordinata.

Non hai utilizzato lo stesso prodotto quattro volte.

Hai creato una palette.

Ed è esattamente ciò che avviene in un progetto di interior design.

Materiali e colori non vengono semplicemente replicati.

Vengono distribuiti.

Double face: due identità nello stesso progetto

Le tovagliette WOSDE hanno inoltre un vantaggio particolare:

sono double face.

Questo permette di progettare una sala che può cambiare carattere senza sostituire tutti gli elementi.

Un lato può essere più chiaro e fresco.

L’altro più scuro ed elegante.

Gli accessori possono essere progettati per funzionare con entrambe le configurazioni.

Il ristorante può quindi modificare la percezione della tavola:

  • tra pranzo e cena;
  • tra estate e inverno;
  • per un evento;
  • per una serata particolare;
  • semplicemente quando desidera cambiare atmosfera.

La stessa sala.

Gli stessi tavoli.

Una percezione completamente diversa.

Non serve ristrutturare per creare una nuova identità

Questo è uno dei concetti più interessanti.

Se vuoi cambiare l’immagine del locale puoi intervenire su:

pavimento,

sedie,

illuminazione,

pareti,

arredamento.

Oppure puoi iniziare dal luogo in cui il cliente passa quasi tutta la sua esperienza:

il tavolo.

Cambiare contemporaneamente:

tovaglietta,

menu,

sottobicchiere,

portaposate,

può trasformare radicalmente la percezione della sala con un investimento infinitamente più contenuto rispetto a una ristrutturazione.

Perché durante il pasto il cliente non continua a guardare il soffitto.

Guarda ciò che ha davanti.

Pensa anche alle fotografie

Oggi c’è poi un’altra sala.

È quella che finisce online.

Instagram.

Google.

Sito internet.

Recensioni.

Video.

Fotografie dei clienti.

Una mise en place coordinata rende immediatamente più riconoscibili anche le immagini del ristorante.

La tovaglietta.

Il menu.

Il sottobicchiere.

I colori.

Diventano una sorta di firma visiva.

Anche quando il logo non è perfettamente visibile, il cliente può iniziare a riconoscere il locale dallo stile.

Ed è uno dei risultati più forti che possa ottenere un’identità ben progettata.

Parti sempre da una gerarchia

Per evitare di trasformare il tavolo in un insieme troppo carico, stabilisci quale elemento deve essere protagonista.

Può essere:

la tovaglietta, se vuoi dare grande forza alla superficie del tavolo;

il menu, se il posizionamento del locale è molto luxury;

il colore, se hai un’identità visiva particolarmente riconoscibile;

il materiale, se vuoi comunicare naturalezza, pelle, tessuto o materia;

il logo, se il brand ha un ruolo centrale.

Poi lascia che gli altri elementi lo accompagnino.

Non tutto deve attirare l’attenzione contemporaneamente.

Una sala elegante funziona proprio perché esiste una gerarchia visiva.

WOSDE può progettare tutto come un sistema

È qui che la possibilità di lavorare sugli stessi materiali, colori e personalizzazioni diventa particolarmente interessante.

Invece di acquistare ogni prodotto in modo indipendente, puoi partire da un progetto unico.

Definire:

palette colori,
texture,
materiali,
filo,
logo,
tecniche di personalizzazione,
forme e proporzioni.

E poi declinare questa identità su:

tovagliette,
portamenu,
sottobicchieri,
portaposate e accessori coordinati.

Non per creare una collezione di gadget con il logo.

Ma per costruire la mise en place del tuo ristorante.

Dal coordinato al valore percepito

C’è una ragione commerciale dietro tutto questo.

Il cliente utilizza inconsciamente ciò che vede per valutare quanto considera credibile il prezzo che sta per pagare.

Un ambiente curato.

Una tavola ordinata.

Un menu importante.

Materiali coerenti.

Dettagli progettati.

Tutto contribuisce alla percezione del valore.

Il piatto naturalmente rimane fondamentale.

Ma prima ancora di assaggiarlo, il cliente ha già ricevuto decine di segnali.

La sala gli sta dicendo:

“Se abbiamo curato così tanto ciò che sta intorno al piatto, probabilmente abbiamo curato anche ciò che c’è dentro.”

Ed è una promessa potentissima.

La mise en place non è decorazione. È comunicazione.

Quando menu, tovagliette e accessori vengono progettati correttamente, succede qualcosa.

Il menu non sembra più soltanto un menu.

La tovaglietta non sembra più soltanto una tovaglietta.

Il sottobicchiere non è più un pezzo sotto il bicchiere.

Tutto diventa parte della stessa esperienza.

Ed è proprio questo che dovrebbe fare una buona identità di sala:

non aggiungere prodotti.
Eliminare la sensazione che siano prodotti separati.

Perché il cliente non deve pensare:

“Che bei menu WOSDE.”

Dovrebbe pensare qualcosa di molto più importante:

“Che bel ristorante.”

Quando succede, significa che il progetto ha funzionato.

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